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Pubblicato: il 25 settembre, 2008

Tra gli operatori bancari e assicurativi tira una gran brutta aria. Qualcuno di loro si è paragonato agli “ultimi dei Mohicani”, che ancora resistono, ma chissĂ  fino a quando. Altri invece hanno azzardato un paragone tra banca e industria siderurgica. In altre parole, i banchieri si sentono come i padroni delle ferriere nella grande crisi degli anni 80 (per fortuna oggi chi è rimasto in quel settore sta meglio di prima). Certo non tutti provano questa sensazione, c'è anche chi ammette di stare bene nonostante tutto. Nonostante, cioè, la crisi finanziaria che dagli USA sta sconvolgendo tutto il mondo.

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La crisi bancaria italiana, che è anche una crisi europea, non nasce dal problema dei mutui subprime come negli Stati Uniti. Qui da noi nessuna banca ha erogato i cosiddetti mutui NINJA, che significa "No Income, No Job or Asset", cioè mutui dati a chi non ha né un reddito, né un lavoro e tanto meno asset investiti, cioè risparmio gestito. Mutui, ricordiamolo, dati non tanto per leggerezza, come qualcuno ha scritto, ma perché erano sottoscritti da chi accettava tassi elevatissimi, che da noi sarebbero stati considerati usurai, ma che in USA, dove il controllo è scaso, sono passati come ok facendo lievitare a dismisura, sulla carta, le revenue di finanziatori che oggi, per fortuna, sono sotto inchiesta dell’FBI. La crisi da noi, crisi che è comunque palpabile – i mutui erogati in Italia sono scesi del 23% dal 2007 ad oggi, 10% solo quest’anno – è dovuta in primo luogo ai tassi BCE mantenuti molto elevati, per far fronte a una inflazione superiore al 4%. Un tasso d’inflazione che si è lievemente raffreddato da agosto, scendendo in generale al 3,8% su base annua con qualche differenza nazionale: in Francia dal 4% al 3,5%, in Spagna dal 5,3% al 4,9% e in Germania dal 3,5% al 3,3%. Solo da noi l’inflazione è salita dal 4% al 4,2%, un record che non può che farci arrossire e preoccupare soprattutto quando si va a fare la spesa e si scopre che l’uva italiana costa meno al di là delle Alpi che a Milano. Con i tassi elevati, i mutui non sono più tanto convenienti. A questo si aggiunge che le case costano ancora molto, troppo. E che i giovani non hanno lavoro con posto fisso né hanno propensione al risparmio e quindi rimangono (i bamboccioni!) a casa con i genitori anche fino alla soglia della maturità.

Questa situazione di crisi del business dei mutui spiega tante cose, non ultimo il fatto che non solo i tassi aumentano, aumentano pure gli spread, cioè la maggiorazione applicata dalla banca per guadagnare sul prestito, e ottenere un mutuo oggi sia molto più difficile di un anno fa eccetera eccetera, eccetera.

Una buona notizia però in questo contesto c’è, per noi clienti con un mutuo in essere, magari da rimborsare in 240 rate, che, nel caso si tratti di un mutuo variabile a rata fissa sono già diventate più di 300, macinando debiti su debiti. La buona notizia è che se la banca ha come unica vera risorsa noi clienti, ci deve tenere molto buoni, coccolare, aiutare. Lo dico perché ciascuno di voi ci pensi su e cominci ad informarsi su come migliorare la propria situazione.

Prima di tutto se un cliente diventa moroso la banca paga un costo altissimo, se poi non ce la fa proprio e il suo mutuo s’incaglia, come si dice, cosa che avviene dopo almeno 6 rate mensili non saldate, allora la banca deve anche mettere in conto un periodo piuttosto lungo per ottenere indietro il suo denaro. Il periodo è variabile, va dai 9 mesi di tribunali efficienti (pare che il migliore sia quello di Monza) ai 10 anni di quelli che lo sono molto meno, insomma la media è di 5 anni contro la media di soli 9 mesi in Germania e di 12 mesi o poco più in Francia. Questo non è tutto: perché vendere all’asta un immobile non è mica facile in un momento di crisi in cui, secondo Scenari Immobiliari, ad andare bene, quest’anno si scenderà del 13% nella contrattazione a cui si aggiunge un calo del 10% nel 2007. Vendere una casa all’asta non è poi così semplice. Le case inoltre sono ancora molto care. E allora? Allora per la banca è meglio tenersi caro il cliente, in tutti i modi possibili. Non è un caso che sia partita dalle banche la proposta ABI-Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), una convenzione che dovrebbe aiutare proprio il cliente moroso a tornare “pulito”. Ma a che prezzo! Accantonare il debito su un altro conto accessorio con tassi su tassi è qualcosa che angoscia. Non è un caso che già alcune banche “buone” hanno deciso sua sponte di migliorare l’accordo.

Ecco allora cosa conviene fare avendo la “pistola fumante” in mano: chiedere, ad esempio, che sul conto accessorio il tasso Irs a 10 anni sia maggiorato molto poco. Se la convenzione ABI-Mef prevede che lo spread massimo dovrebbe essere pari a 0,50%, direi che è plausibile pretenedere anche lo 0%. Alla banca conviene, perché rientra nel debito, recupera il cliente e nel futuro, forse, le cose si aggiusteranno. Come per la siderurgia dovranno intervenire gli Stati, con i loro tempi e i loro modi. Ma già oggi qualche banchiere lo ammette sorridendo, se pur a denti stretti: “Chi resisterà starà molto meglio di prima”. Le banche, come i clienti.


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