Agosto 2007. Arriva la bufera sui mercati finanziari internazionali, scatenata dalla crisi dei mutui subprime americani ad altro rischio. Le principali istituzioni finanziarie italiane assicurano: niente panico, non ci saranno ripercussioni sui mercato europei.
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Ottobre 2007. Il Presidente dell’Abi, Corrado Faissola, al termine di una riunione dell’esecutivo dell’associazione bancaria, dichiara: “Il sistema Italia è sostanzialmente indenne da impatti diretti dei mutui subprime americani”; un messaggio rassicurante diretto a tutte le famiglie italiane, timorose che la generale crisi di sfiducia potesse innescare una restrizione del credito bancario.
Faissola parla di “tregua sui tassi”. Dice che, nei prossimi mesi, i costi di prestiti e mutui non dovrebbero discostarsi da quelli attuali. Ma questo si deve, semmai, alle decisioni della Banca Centrale Europea, che a inizio settembre ed inizio ottobre ha deciso di non ritoccare il costo del denaro, fermo al 4% dal mese di giugno. E le banche?
Secondo un’indagine che Of-Osservatorio finanziario ha appena concluso, dal mese di agosto alcune istituti di credito hanno già rialzato gli spread sui mutui (che rappresentano la percentuale di guadagno delle banche), facendo aumentare i tassi.
Of ha preso in esame un campione rappresentativo del panorama bancario italiano, costituito da 10 banche, piccole e grandi, italiane e straniere, “generaliste” o specializzate nell’erogazione dei mutui. Di queste dieci banche, tre sono intervenute sui tassi (o stanno per farlo), correggendoli al rialzo; cinque, non hanno modificato le condizioni contrattuali, mentre due istituti “virtuosi” hanno diminuito i tassi.
A dare il la sul fronte dei rialzi è stata, ai primi di ottobre, Intesa Sanpaolo, con un ritocco di 0,35-0,45 punti percentuali sull’intera gamma dei mutui a tassi fisso stipulati da inizio mese. Secondo la circolare interna diramata dall’istituto, i mutui multiopzione triennali e quinquennali con tasso fisso iniziale subiranno, invece, un aumento di 0,20 punti percentuali annui, mentre “i mutui mensili a tasso variabile e 95 tasso variabile verranno resi disponibili con tassi d'ingresso rispettivamente nella misura del 4,75% e del 4,95%”.
Le correzioni riguardano anche i prestiti: sia PrestIntesa Maxi a tasso fisso che il finanziamento garantito totalmente da pegno vedranno aumentare di un punto percentuale annuo il proprio tasso d’interesse nominale, fino a raggiungere rispettivamente quota 8,25% e 7,25%.
Nel frattempo, anche Banca Monte dei Paschi di Siena si è mossa: “Non siamo intervenuti con nessuna correzione sui prezzi di listino. Tuttavia”, rileva Davide Vivaldi, responsabile settore finanziamenti retail e prodotti finanziari di MPS, “abbiamo effettuato un primo ritocco di 10 punti base sui prezzi dei prodotti in promozione - Mutuo giovani coppie, Mutuo di sostituzione, Mutuo soccorso di liquidità - sia per i mutui a tasso fisso, che per i mutui a tasso variabile”.
Tra le dieci banche che Of ha messo sotto la lente, anche Macquarie Bank ha annunciato modifiche nelle condizioni applicate ai nuovi mutui. “I tassi dei nostri mutui a tasso variabile sono aumentati solo in relazione alla variazione dell'indice di riferimento (Euribor 3 mesi) che, come noto, ha risentito della crisi di liquidità che ha colpito i mercati finanziari internazionali. Da parte nostra, non solo abbiamo mantenuto inalterati gli spread sui tassi variabili- nonostante l'aumento dei costi di raccolta sui mercati - ma abbiamo lanciato il mutuo in surrogazione e siamo in fase di lancio di mutui sul canale web e presso i nostri Negozi Finanziari, a condizioni particolarmente vantaggiose. Stiamo invece ritoccando al rialzo i mutui a tasso fisso”, precisa un portavoce interpellato da Osservatorio finanziario, “in particolare quelli di lungo periodo (in considerazione dei costi necessari per coprirsi dal rischio di estinzione anticipata), come del resto anche altri competitor hanno già annunciato al mercato”.
Secondo la filiale italiana di Macquarie Bank, quindi, la ragione degli aumenti sui tassi sarebbe riconducibile all’eliminazione dei costi di estinzione anticipata, introdotta dal decreto Bersani “bis” del 2 febbraio 2007. Certo, la coincidenza temporale con la crisi di liquidità che le banche si trovano a fronteggiare, lascia qualche dubbio sul perché l’aumento dei tassi si stia verificando proprio oggi, a distanza di quasi nove mesi dall’entrata in vigore del decreto Bersani.
In effetti, la circolare diramata da Intesa Sanpaolo spiega molto chiaramente quale sia il contesto in atto: "A partire dallo scorso mese di agosto - si legge nel documento - i mercati finanziari sono stati interessati da importanti tensioni riconducibili alla crisi dei mutui subprime statunitensi, crisi che ha progressivamente interessato molti paesi e che ha determinato forti tensioni sulla liquidità circolante sui mercati stessi. I ripetuti interventi delle banche centrali”, prosegue la nota, “se, da un lato, hanno ripristinato almeno parzialmente una situazione di relativa normalità nel comparto della liquidità a breve, non hanno avuto lo stesso effetto per il settore del medio-lungo termine, nel quale si continua a registrare una elevata difficoltà a reperire provvista". Con quali conseguenze?
“Un costante aumento del premio di liquidità che per tutte le banche si è tradotto in un sensibile aumento dei costi di raccolta”. La circolare conclude affermando che, di fronte al perdurare della situazione, l'istituto ritiene “necessario aumentare la misura delle condizioni standard di catalogo per finanziamenti delle tipologie a tasso fisso”.
Più chiaro di così non si può: i tassi aumentano, si dichiara nel documento, perché la vicenda dei mutui subprime americani ha generato una crisi di liquidità , anche in Europa. Anche nel caso delle banche italiane. Eppure il presidente dell’Abi, proprio in questi mesi, si è prodigato più e più volte per negare qualsiasi tipo di ripercussione sul contesto italiano e, tantomeno, una crisi di liquidità .
D’altra parte, anche il rapporto mensile dell’Abi segnala un incremento dello 0,10% nel solo mese di settembre sul tasso medio ponderato applicato da banche e società finanziarie ai mutui e ai prestiti.
Per adesso, comunque, l’aumento dei tassi riguarda solo alcuni istituti. Altre banche, tra cui Barclays, Banca Sella, Ge Money Bank, BNL e Ubi Banca non sono invece intervenute con correzioni al rialzo. E c’è anche chi, come Bancoposta e BPM, ha perfino diminuito i tassi. Nel primo caso, le riduzioni vanno da 0,10 a 0,20 punti percentuali, a seconda della tipologia di finanziamento: per i mutui fino all’80% del valore dell’immobile, la riduzione degli spread è stata di 0,15 punti percentuali (dall’1% allo 0,85%); per i mutui dall’85% al 95% del valore dell’immobile, lo “sconto” è di 10 punti base (dall’1,10% all’ 1,00%), mentre sale allo 0,20% per finanziamenti oltre il 95%.
“Anche nel caso di Banca Popolare di Milano gli spread non sono aumentati, dal mese di agosto; anzi, hanno subito una diminuzione, in relazione all'andamento dell'attuale mercato, che ha visto nell'ultimo anno una graduale compressione degli spread sui mutui ipotecari”, fanno sapere da BPM. Non viene specificato quale sia l’entità delle riduzioni. Ma, stando a quanto racconta la banca, una cosa è certa: “la crisi americana non ha assolutamente comportato per il nostro stock di mutui ipotecari situazioni di preoccupazione o maggiore insolvenza”.





