Pubblicato il 19 dicembre, 2007
Il mercato europeo dei mutui residenziali è ben lungi dall’essere “integrato”. E la rimozione delle barriere che ostacolano la “libera circolazione” dei prodotti finanziari potrebbe portare ad uno “sconto” di 470 euro all’anno per un mutuo di 100.000 euro. A queste conclusioni è giunto il Libro Bianco pubblicato ieri dalla Commissione Europea, che si impegna ad adottare un pacchetto di misure finalizzate ad aumentare la concorrenza nel mercato europeo dei mutui.
“Il pacchetto di misure predisposto dalla Commissione europea”, ha dichiarato il Commissario al Mercato Interno, Charlie McCreevy, “è stato disegnato per creare un mercato europeo dei mutui più efficiente e competitivo, dove i consumatori possano “fare shopping” alla ricerca del prodotto più adatto alle proprie esigenze, sicuri del fatto che i creditori agiscano in modo responsabile”.
Cosa intende fare la Commissione per realizzare questi obiettivi? La prima strada sarà quella di facilitare l’offerta ed il finanziamento di crediti ipotecari anche “oltre confine”, cioè in Paesi diversi da quello d’origine degli istituti di credito eroganti. Per realizzare questo obiettivo, l’organo esecutivo dell’UE intende armonizzare le regole degli Stati Membri in materia legale e di protezione del consumatore, le procedure di estinzione anticipata dei mutui e di pignoramento.
In secondo luogo, la Commissione intende incoraggiare un aumento nella diversificazione dei prodotti, incrementando, al tempo stesso, la consapevolezza (e quindi la mobilità) dei consumatori. Gli operatori, si legge nel documento, sono tenuti a predisporre un’informazione chiara, corretta e soprattutto confrontabile sui differenti prodotti di finanziamento. E affinché il consumatore sia in grado di “spostarsi” da un prodotto ad un altro, (e quindi da un operatore ad un altro), la Commissione Europea si impegna, a scoraggiare l’aumento dei costi di trasferimento e le pratiche finalizzare a vincolare il cliente ad un particolare fornitore (per esempio obbligandolo ad aprire un conto corrente presso la stessa società con cui ha sottoscritto il mutuo, oppure costringendolo a trasferire lo stipendio sul conto corrente abbinato al finanziamento).
Resta da capire per quale ragione la Commissione Europea si sia limitata a redigere un Libro Bianco, vale a dire un semplice documento di indirizzo, e non abbia deciso di legiferare, producendo atti vincolanti di riforma.
Quello dei mutui non è, tuttavia, l’unico settore finanziario nel quale integrazione e concorrenza sembrano latitare a livello europeo. Il caso forse più eclatante è quello dei conti correnti: secondo quanto emerge dal Rapporto 2007 sull’integrazione dei mercati finanziari nell’Unione Europea, reso pubblico il 13 dicembre scorso a Bruxelles, per avere un conto in banca gli italiani spendono mediamente 120 euro l’anno, contro gli 80 euro dei francesi, i 65 dei tedeschi e i 10 euro degli olandesi. Un dato che colloca l’Italia agli ultimi posti nel vecchio continente in riferimento al costo dei servizi finanziari.
Secca la smentita dell’ABI, l’associazione che riunisce le banche italiane: “I prezzi dei conti correnti italiani citati dalla Commissione Europea si riferiscono a pacchetti di servizi e quindi non possono essere paragonati con prezzi di servizi semplici, quali sono i conti correnti in altri paesi. Senza contare fattori quali la fiscalità o l’uso del contante che in Italia pesano più che nel resto d’Europa. L’industria bancaria italiana”, prosegue la nota diramata dall’associazione, “ha già intrapreso da tempo un processo di riduzione dei prezzi, grazie alla sempre maggiore concorrenza tra banche e confrontabilità tra le numerose offerte disponibili sul mercato”
L’Abi parla di concorrenza. Ma già nel febbraio di quest’anno Antonio Catricalà, Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, denunciava: “Da quello che abbiamo potuto riscontrare anche l’avvento dei gruppi stranieri non ha portato per ora alcun beneficio sul mercato, perché non c’è stato un aumento nella concorrenza”. Alle stesse conclusioni perviene anche un recente Rapporto dell’Osservatorio finanziario: secondo l’inchiesta che Of ha condotto sulle banche estere in Italia (leggi), l’ingresso dei gruppo stranieri (francesi, inglesi, tedeschi, americani, spagnoli, australiani) nel nostro Paese ha portato all’introduzione di nuovi prodotti ma non ha contribuito a ridurre i costi.
Notizie non incoraggianti arrivano anche sul fronte delle assicurazioni: secondo il già citato Rapporto sull’integrazione dei mercati finanziari nell’Unione Europea, dopo la robusta crescita del 2005, nel 2006 i premi sarebbero scesi “solo” del 5% in Italia, contro una media Ue di quasi il 15%.
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MUTUI
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