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USCITA DI VENERDì 12 FEBBRAIO 2016
COVER STORY
Le News di Of
Le ultime rilevazioni effettuate da Of-Osservatorio finanziario mostrano come siano numerose le campagne che invitano a trasferire il conto o il mutuo dalla vecchia banca. C’è chi, come CheBanca! invita a “cambiare in giallo” per ottenere un conto a zero spese, ma solo se le operazioni vengono effettuate online. Altre banche,Intesa Sanpaolo in primis, continuano a promuovere mutui con spread sempre più bassi con condizioni uguali sia per chi deve acquistare casa sia per chi deve effettuare una surroga. E altre ancora, come Deutsche Bank, cercano nuovi clienti puntando sul trasferimento degli investimenti oppure con offerte sui rendimenti delle linee vincolate, come Widiba.
ECONOMIA & FINANZA
Il Sole 24 Ore
«È chiaro che ci sono in questi giorni movimenti sistemici non solo in Europa ma anche in Asia e negli Stati Uniti che colpiscono in particolare il settore bancario a causa delle prospettive di crescita globale che cominciano a essere meno incoraggianti di qualche mese fa». Parola del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che da Bruxelles sottolinea: «non c’é un fattore specifico italiano per le tensioni sui mercati». Parlando ai giornalisti prima dell'inizio della riunione dell'Eurogruppo e rispondendo a una domanda sul peso da attribuire alla situazione italiana, il titolare del Tesoro ha fatto riferimento ai provvedimenti varati ieri dal Governo. In Italia, ha aggiunto, «si prosegue sulla strada delle riforme» e, in questa fase dove è importante gestire le sofferenze, ieri «il Cdm ha introdotto ulteriori misure che facilitano questa questione oltre che introdurre elementi di riforma delle banche di credito cooperativo» ha spiegato Padoan
Il Sole 24 Ore
Il sistema del credito cooperativo stava aspettando ormai con una certa ansia il via libera al decreto che fissa i capisaldi dell'autoriforma. E il dibattito che nella tarda serata di ieri si è sviluppato all'interno del consiglio dei ministri è la conferma delle preoccupazioni che crescevano all'interno del credito cooperativo. In consiglio c'è stata dapprima una discussione sull'opportunità di riaprire il varco alla costituzione di più di una holding di aggregazione del mondo cooperativo. E questo dopo che un lungo confronto all'interno del mondo del credito mutualistico aveva portato, non più di un mese fa, a trovare l'accordo per la costituzione di un'unica capogruppo - fatto salvo il caso delle Bcc altoatesine (gruppo Raiffeisen)- il cui capitale minimo nelle ultime bozze del decreto viene fissato a un miliardo. Negli ultimi giorni, però, si sono fatte più forti le rimostranze di un gruppo di Bcc, dal gruppo Cabel in Toscana, alla Bcc di Bologna e alla Cassa Padana, per ottenere la possibilità di un way-out rispetto all'adesione obbligatoria alla holding (altrimenti la prospettiva è la devoluzione delle riserve) oppure di ottenere una soglia di capitale più bassa della capogruppo con lo scopo di poterne costituire più di una. Alla fine è prevalso l'orientamento per una holding unica, come prevedeva la bozza iniziale del decreto-legge
Il Sole 24 Ore
«Il provvedimento passa adesso al vaglio del Parlamento e ci auguriamo che in quella sede possa essere discusso approfonditamente e migliorato. Proprio per evitare che la riforma delle Banche di Credito Cooperativo (Bcc) raggiunga obiettivi diversi da quelli che si poneva in origine, vale a dire il consolidamento e l'irrobustimento delle aziende bancarie italiane». A meno di 24 ore dal varo della riforma delle Bcc approvata in nottata dal Governo arriva il commento del presidente di Federcasse Alessandro Azzi. Che traduce le perplessità di una parte del mondo delle Bcc sull’efficacia delle nuove norme. Una riforma con tante luci e parecchie ombre che suscita qualche preoccupazione per alcuni aspetti del decreto che «indeboliscono - secondo Federcasse - la coerenza cooperativa». Il Comitato esecutivo Federcasse infatti «conferma la validità dell'impianto» di riforma delle Bcc «costruito in collaborazione con le autorità e condivide le forti perplessità su alcune parti del provvedimento». Esprime preoccupazioni «riguardo alla possibilità di consentire, alle Bcc oltre una certa soglia patrimoniale, la cessione dell'attività bancaria ad una Spa con un affrancamento del 20% delle riserve indivisibili»
Il Sole 24 Ore
L'aspetto più significativo della riforma all'esame, in termini di rafforzamento della stabilità del sistema, riguarda il patrimonio. L'obiettivo è dare vita a una dotazione patrimoniale ampia e condivisa da tutto il sistema delle 364 banche, in modo che le eventuli difficoltà di una possano essere sopperite attingendo a una parte del patrimonio delle altre, che verrebbe pro-quota vincolato a fini prudenziali. È chiaro che non si tratterebbe di un soccorso garantito a prescindere dalla gestione: la holding vigilerà sulla qualità della gestione delle controllate, potendo arrivare fino alla revoca del cda qualora non fossero rispettati gli indirizzi, volti a ridurre la rischiosità, dati dalla capogruppo. Le spinte centrifughe di alcune Bcc, che nelle ultime ore si sono opposte alla riforma, derivano in parte anche dal fatto che, ritenendosi virtuose, non vogliono rinunciare alla disponibilità di parte del loro patrimonio a favore di chi ha gestito male. Il contratto prevede la garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle banche aderenti. In questo modo si dà vita a un nuovo gruppo con un patrimonio di 20 miliardi
Il Sole 24 Ore
Il gruppo Mediobanca ha chiuso il primo semestre 2015-16 (allo scorso dicembre) con un utile netto di 321 milioni di euro, in progresso del 23% rispetto ai 261 milioni dell'anno prima. Il risultato è oltre il consensus che era in media di 310 milioni. La performance è stata favorita in particolare dalle attività di credito al consumo, con un utile netto raddoppiato per Compass a 66,1 milioni, che... ABBONAMENTO
Il Sole 24 Ore
Ora tocca all’Europa. Il decreto approvato ieri è un buon passo. La riforma delle banche di credito cooperativo era attesa e necessaria. Le garanzie pubbliche sui “non performing loans”, di certo, danni non faranno. Ma non è l’Italia ad avere le leve necessarie a risolvere la grande, e preoccupante, questione bancaria. Una questione che riguarda, sì, alcune nostre banche, ma coinvolge importanti istituti continentali e può trovare solo a livello comunitario le soluzioni più giuste ed efficaci. In questo contesto l’Italia, non senza ritardi, ha portato avanti un percorso di riforma che era stato avviato l’anno scorso con il riassetto delle popolari. Ieri è stata la volta delle Bcc. Messe alle corde dalla doppia recessione, appesantite dai crediti incagliati, le banche di credito cooperativo rischiavano di costituire un elemento di fragilità diffuso nel sistema finanziario italiano
Il Sole 24 Ore
«L'unica cosa che ci interessa in questo momento di tempesta dei mercati è di dare la massima dimostrazione della solidità del nostro istituto e la generazione di sinergie al nostro interno. In questo momento non mi sembra un mercato che consenta di defocalizzarsi dalla banca per concentrarsi sull'M&A. Abbiamo fatto i nostri colloqui, abbiamo verificato se c'erano possibilità di questo tipo, queste possibilità a oggi non ci sono». Lo ha dichiarato il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah, rispondendo alle domande dei giornalisti. Interrogato in particolare sulla possibilità di un'aggregazione con Mps, Massiah ha replicato: «In questo momento escludo un merger, in questo momento non ci sono le condizioni
Il Sole 24 Ore
Fitch ha tagliato il rating della Banca Popolare di Vicenza da B+ a B- e posto lo stesso sotto rating watch negativo. Il provvedimento, spiega un comunicato dell'agenzia, riflette il peggioramento della liquidità della banca a seguito di una consistente fuoriuscita di depositi verificatasi rispetto alla precedente review sul rating, effettuata nell'ottobre 2015. Fitch ritiene che il valore della banca si e' notevolmente indebolito negli ultimi mesi, compreso il segmento del funding retail, e che la possibilita' di emettere obbligazioni all'ingrosso e' limitata dalle attuali condizioni dei mercati finanziari. Tutto cio', conclude l'agenzia, potenzialmente limita la capacita' della banca di attrarre liquidita' attraverso questi canali.
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Anche Samuele Sorato ex direttore generale di Banca Popolare di Vicenza figura fra le sedici persone sulle quali la Procura della Repubblica di Prato sta indagando per concorso in estorsione a proposito della vendita di azioni dell’istituto avvenuta in occasione dell’aumento di capitale che venne completato nel 2014. Il nome di Sorato e di altri quattro dipendenti di Banca Popolare di Vicenza si è aggiunto alla dozzina di funzionari e quadri dell’istituto operanti in Toscana e in particolare a Prato. Su di essi la Procura indaga da mesi ipotizzando che la vendita di parte delle azioni dell’istituto sia avvenuta previa minaccia di ritiro di affidamenti in essere, con grave pregiudizio per i clienti. In alcuni casi sarebbe stata la stessa banca a finanziare l’acquisto delle azioni da essa emesse
Il Sole 24 Ore
Il tribunale fallimentare di Arezzo ha appena dichiarato lo stato di insolvenza della ''vecchia'' banca Etruria. Da qui dovrebbe immediatamente discendere l'apertura del fascicolo per bancarotta fraudolenta da parte della procura aretina. Sta dunque per aprirsi un capitolo ben più grave sulla vicenda del dissesto finanziario dell'istituto di credito. Verranno prese in considerazioni le decisioni e gli atti degli ultimi dieci anni, focalizzandosi in particolar modo su quanto accaduto dal 2012 in avanti, e non si esclude che la lista degli indagati potrebbe allungarsi. Sotto la lente degli inquirenti ci saranno dunque fidi concessi, consulenze, politica dei compensi. Al momento le ipotesi di reato sono state l'ostacolo alla vigilanza, l'emissione di fatture false, la mancata comunicazione di conflitto di interessi e la truffa. Quest'ultimo dossier è ancora in fase di sviluppo: in procura stanno continuando ad essere ascoltate persone che ritengono di essere state raggirate e indotte all'acquisto delle obbligazioni subordinate.
Milano Finanza
Banca Fideuram (gruppo Intesa Sanpaolo ) ha chiuso il 2015 con un utile netto di 747 milioni di euro, in crescita del 28% rispetto allo stesso periodo del 2014. La raccolta netta è stata di 7,8 miliardi, in crescita rispetto al 2014 (+116% anno su anno). Al 31 dicembre le masse amministrate erano pari a 188,9 miliardi, in aumento di oltre 10 miliardi (+6%) rispetto al 2014. In miglioramento anche il risparmio gestito (132 miliardi), in aumento di 10,4 miliardi (+9%) rispetto al saldo di fine 2014 soprattutto per effetto della performance delle gestioni patrimoniali (7,3 miliardi, +22%) e delle assicurazioni vita (5,6 miliardi, +16%).
Il Sole 24 Ore
Carige ha chiuso il 2015 con una perdita pari a 44,6 milioni di euro, contro un passivo di 543,6 mln nel 2014, compreso l'apporto non ricorrente di circa 68 milioni legato alla cessione del gruppo assicurativo. Lo comunica il gruppo bancario in una nota, nella quale si indica che l'assemblea dei soci è stata anticipata al 31 marzo prossimo dal 14 aprile. Il portafoglio sofferenze ammonta a 3,5 miliardi lordi e 1,4 miliardi netti, risulta al 65% in Nord Italia, con età inferiore ai 3 anni (53%) e una incidenza netta sul patrimonio netto tangibile (texas ratio) al 57,1%. La copertura è in aumento al 60,4% (62,2% inclusi i write-off). Il Common equity Tier 1 è al 12,2% e il Total capital al 14,9%, mentre il Leverage Ratio è al 7,7%, indicato come uno tra i più elevati del sistema. Nel corso del 2015, inoltre, Carige ha riscontrato una normalizzazione del costo del credito a 134 punti base dai 268 punti base del 2014.
Il Sole 24 Ore
Brusco scivolone per Société Génerale a Parigi, dopo le prospettive deludenti per il 2016 e in un clima fortemente penalizzante per tutto il comparto bancario europeo. Il titolo a Parigi crolla del 14,5% a 26,86 euro mentre il Cac40 perde il 3,73%. La banca francese ha chiuso il 2015 con un utile di 4 miliardi (+49,3%), ma il quarto trimestre è stato inferiore alle attese del mercato. In più, la... ABBONAMENTO
Milano Finanza
Altra giornata turbolenta per il titolo nonostante le rassicurazioni di Cryan. Le difficoltà della banca (e quelle di Hsh Nordbank) evidenziano i limiti del modello di vigilanza imposto dalla Germania alla Bce. Entrambi gli istituti avevano superato senza affanni gli stress test. Le difficoltà di Deutsche Bank, assieme a quelle di Hsh Nordbank, hanno evidenziato i limiti dell'impostazione che la Germania e altri Paesi del Nord Europa hanno dato alla vigilanza bancaria della Bce. Anche in materia di supervisione degli istituti il Paese leader dell'Eurozona ha mostrato[...]
la Repubblica
Trimestrali addio. Poche righe infilate dal consiglio dei ministri tra le attuazioni delle direttive europee che cambiano l’universo delle società quotate. Da oggi non saranno più obbligate a pubblicare i risultati ogni tre mesi. La giustificazione a monte è che così vuole l’Europa, dopo aver sperimentato che la pubblicazione dei risultati di breve periodo indurrebbe gli amministratori delegati, innamorati dei bonus milionari e non dell’interesse dell’azienda, a impostare i risultati solo di tre mesi in tre mesi per mantenere ben salda la propria poltrona e raggiungere i propri obiettivi di remunerazione, tralasciando i risultati di lungo periodo, tanto cari invece agli altri portatori di interesse dell’azienda, come i creditori, i fornitori e gli azionisti che si dimenticano i titoli nel cassetto.
Il Sole 24 Ore
Si chiude oggi l’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro di Saipem. Ieri il titolo della società guidata da Stefano Cao è stato interessato da un boom di volumi, sono passati di mano 142,8 milioni di euro, circa il 32% del vecchio capitale, con l’azione che è calata dell’1,34%, a 0,362 euro. Tradotto: la società capitalizza attualmente poco meno di 160 milioni contro i 2,3 miliardi di euro di prima dell’aumento. A operazione avvenuta, l’asticella dovrebbe quindi superare i 3,6 miliardi tenendo conto che la nuova iniezione di risorse è “blindata” poiché le banche del consorzio - di cui fanno parte Goldman Sachs e Jp Morgan nel ruolo di global, Banca Imi, UniCredit, Mediobanca Deutsche Bank, Citigroup come joint book runner e Hsbc Bank, Bnp Paribas, Abn Amro Bank e Dnb Markets in qualità di co-lead manager - si sono impegnate a garantire l’eventuale inoptato, al netto di quanto sarà coperto, pro quota, da Eni e Fsi (che ha rilevato il 12,5% di Saipem)
Il Sole 24 Ore
Si è conclusa con sottoscrizioni all'87% l'offerta in opzione dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro di Saipem, interamente garantito. Lo si legge in una nota in cui viene indicato che l'ammontare complessivo sottoscritto corrisponde a oltre 3 miliardi di euro
Il Sole 24 Ore
Non è tempo per la quotazione in Borsa delle Fs. Dall’amministratore delegato del gruppo, Renato Mazzoncini, è arrivata ieri una seconda frenata dopo quella del 3 dicembre, quando nella sua prima conferenza stampa da ad, aveva detto che per portare le ferrovie a Piazza Affari servono alcune condizioni che richiedono tempi lunghi. «Slitta sicuramente almeno al 2017», ha detto ieri, allungando ancora l’orizzonte temporale, durante una conferenza stampa con il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, sul nuovo contratto di programma che mette in moto altri 9 miliardi di investimenti. Del resto, era stato proprio Delrio il primo a dire (si veda l’intervista al Sole 24 Ore del 27 novembre 2015) che non bisogna avere fretta ed è necessario prendersi tutto il tempo necessario per risolvere i molti nodi legati alla quotazione (allora si parlava molto della questione della rete infrastrutturale pubblica che poi Delrio è riuscito a imporre come punto fermo nella decisione di governo).
AFFARI PERSONALI
Milano Finanza
Ancora una volta è stato il settore bancario a essere stato investito sin dall'avvio da un'ondata di panic selling, segnale evidente che la sua resistenza al rallentamento globale è messa in dubbio da sempre più operatori. Da segnalare i massimi da un anno toccati dalle quotazioni dell'oro, bene rifugio per definizione quando i mercati finanziari finiscono nella bufera: il metallo giallo è salito del 5,8% a 1.263,60 dollari l'oncia. Sul listino principale fortemente negativi anche industriali e i titoli energetici. Male dunque le banche: Ubi Banca -12,1%, B.Mps -9,9%, B.P.E.Romagna -9,6%, Banco Popolare -8,7%, Unicredit -7%, Intesa Sanpaolo -6,8%, Mediobanca -5,3% e B.P.Milano -2,1%. L'Euro Stoxx Bank ha segnato un -5,9%, con Societe Generale che ha lasciato sul terreno il 12,6% dopo i conti deludenti.
Milano Finanza
Analisi tecnica- i ribassi iniziano a ricalcare le dinamiche dell'inizio della crisi. L'attenzione degli operatori ora è puntata sui titoli delle banche tedesche, arrivati a un passo dai minimi storici. A Piazza Affari soltanto il ritorno a 18 mila punti darebbe un segnale di inversione di tendenza. La bufera che sta imperversando sui mercati ha già portato molti indici europei su livelli di ipervenduto di breve periodo, ma il peggio non è ancora definitivamente alle spalle. A livello di mercato in generale i fattori di rischio sono numerosi e noti, ma anche sotto il profilo[...]
Milano Finanza
La positività sui mercati finanziari vista ieri è stata solo una breve illusione. Il pessimismo è tornato a farla da padrone e lo spread è nuovamente decollato, superando i 160 punti base nel corso della seduta. Gli investitori si stanno rifugiando di nuovo negli asset sicuri come il Bund, il cui rendimento decennale è in netto calo allo 0,19%, mentre quello del Btp è in rialzo all'1,7% con spread in allargamento a 150,78 punti base con massimo intraday a 162,014 pb. Inoltre il costo di finanziamento dello Schatz biennale ha aggiornato il minimo storico al -0,54% e il rendimento del decennale americano è sui minimi dal 2012 all'1,63%, mentre quello biennale è allo 0,65%. Male i differenziali di tutta la periferia, con quello spagnolo a 174 pb, quello portoghese a 441 pb e quello greco a 1.141,6 pb.
Il Sole 24 Ore
Nuovo forte cedimento della Borsa di Tokyo – dopo la pausa di ieri per festivita' -, legato al forte rialzo di ieri dello yen. Il Nikkei ceduto oltre il 5% fin dall'inizio delle contrattazioni ed e' rimasto in territorio fortemente negativo fino a chiudere a 14.952,61 punti, in ribasso del 4,84 per cento. Su base settimanale, si tratta del peggior crollo del mercato azionario giapponese (vicino al 13%) dai tempi dell'esplosione della crisi finanziaria globale nell'ottobre 2008. Il cambio dello yen si e' situato poco al di sopra di quota 112 su dollaro, dopo esser precipitato ieri fino a 110,8 : il suo rapido apprezzamento promette di costringere in massa i grandi gruppi giapponesi a riveder al ribasso le loro proiezioni sugli utili. Penalizzati dunque, i titoli soprattutto delle societa' esportatrici (a partire dagli automobilistici), ma stanno cedendo parecchio terreno anche i titoli dei broker, come Nomura e Daiwa Securities
Il Sole 24 Ore
I volumi visti ieri sui mercati finanziari (quando Piazza Affari è salita del 5%) non erano alti. E questo non dava particolarmente forza al rimbalzo messo a segno 24 ore fa dalle Borse, che si è rivelato un classico “rimbalzo del gatto morto”. Oggi, a riprova di quel segnale di incertezza, sono ritornate, violente, forzate e algoritmiche, le vendite. Per via dell’effetto palla di neve vengono venduti tutti i titoli, anche quelli che osservando i fondamentali, risultano tecnicamente a sconto. Questo anche perché quando un fondo è costretto a svuotare una posizione lo fa vendendo i titoli che aveva in portafoglio, e solitamente i fondi cercano di avere in portafoglio i titoli con i fondamentali più robusti.
Milano Finanza
Gli investitori annaspano alla ricerca dei veri motivi del forte aumento della volatilità di quest'anno nei mercati azionari, obbligazionari, delle valute e delle materie prime. Il calo di giovedì 11 in Asia ha seguito il quarto giorno consecutivo di ribassi dei principali indici degli Stati Uniti. Mercoledì 10 il presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, ha segnalato i rischi prospettici delle economie che potrebbero ritardare i piani di aumento dei tassi di interesse della banca centrale americana.
Il Sole 24 Ore
TOKYO – Dopo il “fattore Yellen” - con le dichiarazioni al Congresso sugli orientamenti di una Fed che prende atto dei rischi crescenti per l'economia e per Wall Street - gli investitori attendono con una certa ansia il ritorno del fattore-Asia tra quelli più determinanti dell'andamento dei mercati internazionali. Dopo la lunghissima pausa per il Capodanno lunare, riaprono i mercati cinesi,... ABBONAMENTO
Morningstar
Meglio non buttare via le banche. Nonostante alcuni tentativi di stabilizzazione, dicono gli analisti di Mornigstar, le azioni degli istituti europei restano ai minimi da molti anni a questa parte. E questa, aggiungono, è un’opportunità per aumentare l’esposizione nei confronti dei nomi di maggiore qualità a un buon prezzo rispetto alle stime dei fair value. “Le vendite sono state effettuate per i motivi sbagliati”, spiega Erin Davis, analista di Morningstar. “Prima di tutto per molti istituti l’esposizione al settore energetico – sia diretta che indiretta – (e citata come uno dei motivi di preoccupazione sulla solidità delle banche in una fase di debolezza delle commodity, Ndr) è più che gestibile. Inoltre, ci aspettiamo una ripresa dell’economia della regione, anche se più lenta di quello che il resto del mercato prevede”. Va anche sottolineato che le banche che sono state più colpite sono quelle che hanno mostrato la maggiore lentezza nel ristrutturarsi dopo la crisi. Un esempio che riguarda l’Italia è Unicredit. “Questo, peraltro, va interpretato come un segnale della frustrazione degli investitori nei confronti del sistema bancario italiano”, spiega l’analista. “Ma è anche un avviso per le altre banche europee che saranno penalizzate con basse valutazioni fino a quando i manager non porteranno avanti le riforme viste ad esempio da Credit Suisse, Barclay’s e Standard Chartered”
Morningstar
E’ Vanguard la migliore tra le grandi case di investimento presenti in Europa per rating medio complessivo dei fondi (3,87 stelle). Seguono Jupiter, Fidelity, Invesco e Henderson. E’ quanto emerge dal nuovo report (che avrà cadenza trimestrale) realizzato da Ali Masarwah e Nikolaj Holdt Mikkelsen del team editoriale Emea di Morningstar, che analizza l’offerta di risparmio gestito del Vecchio continente in base al rating (i dati sono a dicembre 2015). Tra le società di gestione che fanno capo a gruppi italiani, Eurizon Capital e Pioneer Investments sono rispettivamente al 17esimo e 19esimo posto, con un rating medio di 3,22 e 3,20 stelle. Lo studio distingue tra grandi case di investimento (primo quartile per asset gestiti) e operatori più piccoli (secondo e terzo quartile per Aum, con patrimonio superiore a 5 miliardi di euro e una gamma di almeno dieci fondi). Tra queste ultime (e con un’offerta retail in Italia), la prima sgr è Comgest che ha un rating medio di 4,31 stelle, seguita da Wellington Management e T. Rowe Price, rispettivamente con 4,17 e 4,13 stelle. In questa seconda classifica, rientra una sola italiana, Arca sgr con 3,44 stelle
Milano Finanza
Oro oltre quota 1200 dollari l’oncia. Il metallo giallo tratta sui massimi da otto mesi, spinto dal clima di instabilità globale, che porta gli investitori a cercare paradisi sicuri in cui parcheggiare la liquidità e dalla debolezza del dollaro, sulla scia del discorso di ieri del presidente della Fed Janet Yellen, che ha dichiarato che non ci sarà un rialzo dei tassi di interesse a marzo. L'oro tratta a 1.207,8 dollari l’oncia con massimo intraday di 1.214,67 dollari. Ma quali sono stati i principali trend della domanda/offerta del metallo prezioso nel 2015? Li ha così sintetizzati World Gold Council. 1)Gioielleria. La domanda proveniente dal settore gioielleria nel secondo semestre 2015 è stata la più forte degli ultimi 11 anni, ma nell’intero anno è scesa. In particolare nel 2015 la domanda di gioielli è calata del 3% fino a 2.414,9 tonnellate, a causa della flessione accusata nella prima metà dell’anno.
l'Espresso
Una maxi-evasione targata Credit Suisse. Con tanto di istruzioni ai funzionari per sfuggire alle indagini. L'Espresso, nel numero in edicola da venerdì 12 febbraio, svela i documenti riservati e le cifre-record di un'inchiesta della Procura di Milano sul colosso bancario elvetico. Dopo mesi di indagini la Guardia di Finanza ha identificato più di 13 mila clienti italiani che hanno trasferito all'estero, attraverso società controllate dal gruppo Credit Suisse, somme enormi: secondi i conteggi delle Fiamme gialle, si tratta di oltre 14 miliardi di euro.
INCHIESTE
Milano Finanza
La Cina sta per conoscere un nuovo periodo di caos finanziario. Nel prossimo futuro lo yuan potrebbe perdere un terzo del suo valore rispetto al dollaro, il governo dovrebbe stampare moneta per l’equivalente di 10 mila miliardi di dollari per mantenere la liquidità nelle sue banche, e gli istituti di credito dovrebbero cancellare migliaia di miliardi di dollari del loro patrimonio netto. Chi è la cassandra che prevede tutto ciò? E’ Kyle Bass, un manager di hedge fund che, secondo quanto riporta il sito americano quartz, va ascoltato con attenzione, perché fu uno dei pochi che nel 2008 previde la crisi dei mutui subprime. La sua scommessa è che le banche cinesi accuseranno perdite quattro volte superiori a quelle subite dagli istituti americani durante la grande recessione del 2008.
Il Sole 24 Ore
Mercati online per la filiera corta, social network del calcio, piattaforme per ricerca-offerta di impieghi. Dalla vendita di alimentari di Cortilia alle partite di Fubles, dalle cene in condivisione di Gnammo alla ricerca-offerta di lavoretti di Tabbid. La sharing economy italiana riproduce, su scala nazionale, i modelli che hanno spianato la strada ad app con milioni di utenti e valutazioni più adatte a player globali che all'etichetta – ormai riduttiva – di “startup”. Senza scomodare Airbnb e BlaBlaCar, basta dare un occhio ai dati su scala globale: VbProfiles stima 15 miliardi di dollari in finanziamenti, 17 imprese con valore superiore al miliardo e 60mila dipendenti. E in Italia? I numeri si fanno più sottili, ma le startup che funzionano - e generano ricavi - ci sono. Come ci spiega Alessandro Notarbartolo, sales engineer di Abb e cofondatore di Tabbid, «c'è chi parla di un impatto pari ad appena l'1% del Pil, una quota ancora inesistente. Il modello della sharing economy è comunque quello di generare ricavi, lasciare il segno. Cambia il modello, non il fine: fare fatturato e stare in piedi come azienda».
Il Foglio
Wolfgang Schäuble, il ministro dell’Economia simbolo dei falchi di Berlino, non è abituato a essere così platealmente smentito dai fatti. Tanto meno dai mercati, che la Germania cerca di modellare sulle proprie esigenze, anziché esserne vittima. Eppure ieri è accaduto che nella quarta giornata consecutiva di montagne russe di borsa, dopo lo sprofondo di lunedì 8 e martedì 9, e l’effimero rimbalzo del 10, sia stata ancora presa di mira Deutsche Bank, l’istituto di sistema e il maggiore del paese: perdite oltre il 7 per cento, oltre il doppio rispetto al listino di Francoforte, peggio del calo di piazza Affari (meno 5,6), ben più giù di Londra e Parigi. Certo, Db è stata trattata poco peggio di Intesa e meglio della francese Société Générale, nel tiro al bersaglio che da inizio anno contraddistingue i titoli bancari. Di diverso però c’è l’accanimento quasi quotidiano che in poco più di un mese ha eroso il 40 per cento della capitalizzazione della (ex?) superbanca tedesca, il 56 per cento in un anno; nonché l’agitarsi arruffato dei suoi vertici e quello, diciamo, poco consono di Schäuble
Il Sole 24 Ore — Carlo Milani
Ciò che forse stupisce è il fatto che anche tra i soggetti con elevato titolo di studio ben il 30% ignora l’abc della finanza. Guardando alle scelte sull’allocazione del risparmio in strumenti finanziari di debito si notano ulteriori importanti aspetti (grafico 1): le famiglie con bassa cultura finanziaria tendono a investire prevalentemente in obbligazioni bancarie, seguite da titoli di Stato, obbligazioni di società non finanziarie e, infine, buoni fruttiferi postali. Per le famiglie più alfabetizzate si osserva, invece, come siano preferite alle obbligazioni bancarie, in termini di ammontare medio, quelle emesse dalla Repubblica Italiana e dalle imprese non finanziarie. Questi dati sembrano indicare che le famiglie ignoranti in campo finanziario, e che per questo motivo si fidano e affidano di più agli operatori bancari, tendono a investire una quota estremamente elevata del loro patrimonio proprio in titoli emessi dalle stesse banche.
la Repubblica
Nell'elenco di tutte le cose che vanno giù - le Borse, il eptrolio, la fiducia degli investitori - oggi bisogna aggiungerne un'altra: il morale dei banchieri centrali. Dalla Federal Reserve alla Bce, dalla banca centrale del Giappone a quella della Cina, l'impotenza è il dato comune. Per molti di loro è quasi cambiata la descrizione del mestiere. Devono ingegnarsi a fabbricare inflazione. E non ci riescono, per quanto si sforzino. Ieri anche Janet Yellen, la presidente della Federal Reserve, ha dovuto ammettere di "prendere in considerazione" che un giorno la Fed possa spingere i suoi tassi d'interesse sotto lo zero. E' già avvenuto in Europa e in Giappone. E' un mondo alla rovescia, quando gli investitori sono disposti a mettere i loro soldi in certe categorie di titoli "sicuri", sapendo che il rendimento è negativo e quindi domani ricaveranno meno di quanto pagano oggi. Perché fanno una cosa apparentemente autolesionista? Perché pensano che i prezzi scenderanno ancora: quindi il valore dei bond "negativi" in realtà può salire; e perché pensano che su qualsiasi altra tipologia di investimenti (vedi le azioni in Borsa) le perdite sarebbero molto più pesanti.
COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Donato Masciandaro
Balbuzie monetaria: è questa la malattia da cui la banca centrale americana (Fed) non vuole guarire. I messaggi della politica monetaria dovrebbero essere chiari e credibili, per contribuire sia ad una stabilizzazione dei mercati finanziari che ad una riduzione dell’incertezza macroeconomica complessiva. Gli annunci della Fed continuano invece ad essere opachi e contradditori. Il presidente della FED Yellen ha offerto ieri un nuovo interessante esempio di balbuzie monetaria. Gli annunzi di politica monetaria dovrebbe avere invece la caratteristica opposta. Che cosa si chiede ad una banca centrale? In generale, di offrire informazioni che contribuiscano a stabilizzare l’economia. La stabilizzazione macroeconomica deve essere perseguita definendo in modo chiaro e credibile la strategia che una banca centrale vuole perseguire, in termini di obiettivi e strumenti. La banca centrale americana ha un mandato che la vincola a perseguire nello stesso tempo la piena occupazione produttiva e la stabilità monetaria
INTERNAZIONALE
The New York Times
U.S. stocks fell for the fourth day in a row as concerns about global economic weakness intensified, even as the Federal Reserve chairwoman, Janet L. Yellen, reiterated her confidence in the U.S. economy. Financial stocks fell hardest as investors worried that interest rates in the U.S. and elsewhere would remain low and sap bank profits. Oil prices sank again, this time to their lowest levels since 2003. While all three major U.S. indexes finished lower, they recovered somewhat from far steeper losses earlier in the day. The Dow Jones industrial average fell 254 points, or 1.6 percent, to close at 15,660. The Standard & Poor’s 500-stock index fell 22 points, or 1.2 percent, to 1,829. The Nasdaq composite fell 16 points, or 0.4 percent, to 4,266.
The New York Times
European banks are not the only ones to suffer. Japanese bank Mitsubishi Financial fell 7 percent on Thursday. In the U.S., Morgan Stanley, Citigroup and Bank of America are down more than 30 percent so far this year. Among the top concerns is that the global economy will weaken more than expected, souring some of the loans that banks have issued to companies around the world — particularly in distressed sectors like the energy industry. U.S. banks have tens of billions of exposure to loans made to energy companies, who have found themselves unable to pay back their debts due to low energy prices.
The Wall Street Journal
The massive selloff in European bank stocks and bonds is overdone and presents a “phenomenal” buying opportunity, according to some of Europe’s top hedge-fund managers. Despite a 28% slump in European bank stocks this year, including a 38% fall in Deutsche Bank AG and a 34% drop in Société Générale SA, some hedge funds are telling clients the selloff won’t develop into a crisis like in 2008. They point to the backstop offered by the European Central Bank, reduced bank leverage and low exposure to the energy sector. Pierre Lagrange, co-founder of Man GLG and one of Europe’s most prominent hedge-fund managers, told The Wall Street Journal there wasn’t a banking crisis and that “in a lot of cases” share price falls are “completely overdone.”
The New York Times
MILAN — Italian banking shares are getting battered this year as the government tries to bundle and dispose of billions of euros in bad loans while attempting to reform and consolidate the ailing sector. Since the start of the year, Italian banks have lost more than 35 billion euros ($39 billion) in market capitalization as investors sold their shares amid concern about some 300 billion euros in soured loans, more than 30 percent of the eurozone's total. Economy Minister Pier Carlo Padoan told the Senate on Thursday that the banks had been caught up in "volatility hitting the global markets," with high level of bad loans on Italian banks' balance sheets attracting investors' wrath. He argued that the reaction doesn't reflect "the economic reality of Italian credit institutes."
The New York Times
“Brexit,” the shorthand term for a British exit from the European Union, is finally on the table. For many of my compatriots, the idea is not a negative one; indeed, an escape from the ever greater encroachment of the European superstate on our national sovereignty is a goal we have devoutly wished for since Prime Minister John Major signed the Maastricht Treaty back in 1992. Today, at last, we are positively giddy at the thought of freedom.
TECNOLOGIA
Milano Finanza
Il peso di Google, Youtube, Facebook, Virgilio e le altre web company è sempre più rilevante nel mercato pubblicitario italiano. Al punto che, secondo le ultime stime Nielsen relative all'intero 2015, oggi i motori di ricerca (search) e i social network valgono il 20% del totale investimenti. Se la spesa in advertising in Italia ammonta a 7,91 miliardi, ben 2,1 miliardi di tale somma è rappresentato dalla raccolta del mezzo web nel suo complesso, oggi classificato come "digital," che pesa per il 26,6% del totale. E se da questa somma si sottraggono i 463 milioni incamerati dal cosiddetto web tradizionale ecco che Google&C valgono 1,64 miliardi, l'8,5% in più di quanto incassato nel 2014 e il 20% dell'intera torta. Di questo monte complessivo il colosso di Mountain Viev vale oltre 1 miliardo. Ecco perché diventa sempre più importante fare chiarezza sui conti delle branch nazionali dei big americani della Rete. Anche in termini di tassazione del giro d'affari e di accordi con gli stati e la Ue.
Wired
La testata economica online Quartz ha lanciato oggi la sua applicazione mobile, al momento disponibile solo per iOS. L’app consente di fruire i contenuti della testata in un formato pensato appositamente per gli smartphone e con un’esperienza di lettura inedita e indipendente rispetto a quella del sito, già di per sé ottimizzato perfettamente per la fruizione in mobilità. ...A realizzare i contenuti, scrive Quartz nella presentazione dell’applicazione, è un team dedicato e guidato da Adam Pasick, Breaking News Editor di Quartz.
Wired
Ma non sono pochi i fronti sui quali Facebook (Inc. e Ireland) dovrà mettersi in “regola” entro tre mesi. Nel documento infatti esige anche una richiesta di consenso specifica su informazioni richieste all’utente in merito a orientamento sessuale, religioso, politico, oltre a una gestione adeguata delle informazioni raccolte attraverso cookie dei non iscritti alla piattaforma. La Francia chiede anche un rafforzamento della sicurezza della password, che dovrebbe diventare più lunga e contenente caratteri diversi. Se tutte questi parametri non fossero rispettati nei tempi indicati, il giudice valuterà una sanzione.
The New York Times
In its continuing game of hide-and-seek with European privacy regulators, Google is about to make more changes to how people view its search results in Europe. The company will soon block access to certain disputed links from all of its domains — including the main United States one, Google.com — when people in Europe use its online search engine, according to people with direct knowledge of the matter. They spoke only on the condition of anonymity. The move is the latest attempt by Google to comply with a May 2014 data privacy ruling by Europe’s highest court, while also trying to minimize damage to the company’s vast global database of digital information.
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