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USCITA DI MERCOLEDì 23 APRILE 2014
COVER STORY
la Repubblica
I due principali player del credito tricolore uniscono le forse con advisor e fondi di private equity per cercare di dar corpo a un veicolo in grado di accogliere alcuni pacchetti di crediti in ristrutturazione e liberare capitale buono per parare i colpi dell'Asset quality review della Bce e tornare a erogare finanziamenti per le imprese in difficoltà. Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno annunciato di aver firmato un "memorandum of understanding" con Alvarez & Marsal (A&M) e Kkr "per sviluppare e realizzare insieme una soluzione innovativa finalizzata a ottimizzare le performance e massimizzare il valore di un selezionato portafoglio di crediti in ristrutturazione attraverso la gestione attiva degli asset e l'apporto di nuove risorse finanziare".
Radiocor su Borsa Italiana — Stefano Caselli
Non c'e' dubbio che sulla carta ci potremmo trovare di fronte ad un evento che segna una profonda novita' e un chiaro salto di livello nella gestione dei 'bad loans' a livello di sistema, sebbene sono ancora da scoprire i contenuti dell'accordo e della soluzione che emergera' dalle scelte di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Kkr e Alvarez & Marsal. Una novita' in quanto con una sana dose di pragmatismo e realismo, i due principali attori del mercato bancario italiano decidono di cooperare al di la' di un ennesimo intervento statale, utilizzando una logica di mercato. Un salto di livello in quanto la gestione dei bad loans passa finalmente da una logica meramente (e necessariamente) finanziaria, fatta di svalutazioni, ad una logica industriale
Corriere della Sera — Alberto Alesina e Francesco Giavazzi
La ragione, forse la più importante, che spiega perché i Paesi dell’euro stanno impiegando tanto più tempo degli Stati Uniti ad uscire dalla crisi riguarda le banche e, in particolare, la mancanza di credito. Questo è accaduto perché, negli interventi di politica economica successivi alla crisi, abbiamo fatto le cose nell’ordine sbagliato. Abbiamo cercato di ridurre i debiti e i deficit dei conti pubblici, dimenticandoci o quasi delle banche. Ma senza credito un’economia non funziona e quindi non cresce, e senza crescita rimettere in ordine i conti è molto difficile. Una banca può fare nuovi prestiti se ha sufficiente capitale. Se lo ha perso, come è accaduto durante la crisi finanziaria e la lunga recessione che l’ha seguita, e non lo ricostituisce, non solo non farà nuovi prestiti, ridurrà anche le linee di credito concesse in passato. Il governo federale degli Stati Uniti ha prima obbligato gli istituti di credito a ricostituire il capitale perduto durante la crisi, solo dopo si è occupato della finanza pubblica. In Europa le banche sono ancora piu importanti. Negli Stati Uniti solo metà del credito alle imprese viene dalle banche (il resto direttamente dai mercati tramite azioni e obbligazioni) mentre in Europa è oltre l’80%. L’Europa quindi si sarebbe dovuta preoccupare ancor di più e ancor prima delle proprie banche. Ma non l’ha fatto e ora ne paga le conseguenze.
ECONOMIA & FINANZA
la Repubblica
Le operazioni di cassa si spostano sui siti internet delle grandi banche, se non addirittura sugli smartphone dei clienti, così il bancario della filiale si deve reinventare. L'evoluzione tecnologica colpisce anche gli istituti di credito e i servizi erogati dal loro personale di "front office", cioè coloro che si rapportano direttamente con la clientela nelle filiali tradizionali. Basta pensare a quante operazioni eravamo abituati a eseguire "fisicamente" presso gli sportelli e ora si sono smaterializzate; se a questo si unisce l'evoluzione degli strumenti di pagamento - con i vecchi assegni, ad esempio, destinati alla pensione - si capisce come stia cambiando il rapporto tra istituti e consumatori.
la Repubblica
Mps positiva a Piazza Affari, dopo la decisione di aumentare l'importo dell'aumento di capitale da 3 a 5 miliardi di euro. Il titolo, dopo un'apertura intorno alla parità, è volatile (il titolo) ma chiude in crescita di oltre due punti percentuali. A conferma delle indiscrezioni uscite nei giorni scorsi, venerdì il cda ha deciso di proporre all'assemblea straordinaria del 20-21-22 maggio un aumento di capitale fino a un massimo di 5 miliardi di euro, in sostituzione dell'ammontare di 3 miliardi già autorizzato il 28 dicembre 2013.
la tribuna di Treviso
«La situazione esterna è molto complicata. Se l’economia fatica e le aziende chiudono, anche le banche riflettono questa situazione». Con queste parole, un anno fa Vincenzo Consoli aveva spiegato un passivo di Veneto Banca che sfiorava i 40 milioni di euro. Cosa dirà adesso, con un utile netto negativo per oltre 96 milioni, una crisi economica sempre più feroce, due ispezioni di Bankitalia alle spalle, un’ipotesi di fusione con la Popolare di Vicenza sempre lì? Se lo chiedono i soci, e sono tantissimi a voler sentire la risposta direttamente con le proprie orecchie: gli azionisti accreditati per l’assemblea di sabato prossimo, 26 aprile (ore 9), sono già circa settemila, un numero altissimo. L’anno scorso, tra presenti e deleghe, i soci presenti furono 2.768: tanto per avere un termometro del clima d’attesa
Il Sole 24 Ore
«Rimaniamo soli e felici di esserlo. Sarò chiaro: non abbiamo assolutamente in mente di fare acquisizioni o tantomeno di farci assorbire da qualcuno, ci mancherebbe altro. Andiamo avanti con il nostro lavoro». Piero Melazzini, storico presidente della Banca Popolare di Sondrio, parla a pochi giorni dall'assemblea (il 26 aprile) in un anno particolare, a partire dall'aumento di capitale fino all'analisi della banca in corso da parte della Bce che ha messo sotto la lente il sistema creditizio europeo. Parla il presidente nonostante non ami rilasciare interviste «perché i giornali preferisco leggerli». A guidare la linea di comando nella continuità è il consigliere delegato e direttore generale Mario Alberto Pedranzini.
il Giornale
Banca Sistema, istituto specializzato in factoring e servizi bancari per le imprese, ha sottoscritto due diversi accordi per l'ingresso nel capitale di in Candia spa, società attiva nel settore dei crediti in sofferenza («non performing loans»), e in StIng spa, attiva nella gestione/recupero del credito in ambito privato. Lo ha annunciato ieri il gruppo guidato da Gianluca Garbi, in una nota. Il valore del doppio investimento è nell'ordine di qualche milione, ma in ogni caso si tratta di investimenti di minoranza strategici, finalizzati da un lato all'apertura di linee di credito di Banca Sistema per fornire la liquidità necessaria allo sviluppo futuro delle due realtà imprenditoriali; dall'altra all'ampliamento del ventaglio di offerta di Banca Sistema, che così si allarga sia verso la bad bank, sia verso il settore privato
la Repubblica
«É stato molto interessante. Telecom è un'azienda favolosa. Sono entusiasta di cominciare questo percorso». Sono le prime parole della baronessa Denise Kingsmill, neoconsigliere del cda di Telecom, dopo il voto in assemblea che ha anche eletto alla presidenza Giuseppe Recchi. Nella prima riunione si è parlato di deleghe e le indiscrezioni della vigilia sono state confermate. Marco Patuano è stato confermato amministratore delegato dell'azienda e a lui spetterà il governo complessivo della società e del gruppo, la gestione e lo sviluppo del business in Italia e Sud America. Da notare che Patuano sarà responsabile anche della funzione Public & Regulatory Affairs che cura i rapporti con AgCom e AgCm e le corrispondenti autorità estere, coordinandosi con il presidente. Una sorta di diarchia che riguarderà anche l'area delle strategie, ambito nel quale il presidente Recchi avrà un ruolo di «indirizzo e supervisione» oltre che di rappresentanza della società nelle relazioni con autorità, istituzioni e investitori.
il Fatto Quotidiano
Parte la privatizzazione di Fincantieri. Una quota vicina al 50% del gruppo cantieristico – controllato dalla Cassa depositi e prestiti attraverso la controllata Fintecna – sarà quotata in Borsa. Lo riporta il Corriere della Sera, scrivendo che la decisione è stata presa poco prima di Pasqua, quando il presidente Vincenzo Petrone ha firmato una convocazione di assemblea ordinaria e straordinaria il cui ordine del giorno comprende, al primo punto, la “domanda di ammissione delle azioni della società a quotazione sul mercato telematico azionario”, uno dei comparti di Borsa Italiana. L’assemblea, che si riunirà a Trieste il 5 maggio, dovrà poi varare un aumento di capitale per un massimo di 600 milioni a servizio dell’offerta pubblica di sottoscrizione (cioè la quotazione attraverso emissione di nuove azioni).
AFFARI PERSONALI
Il Sole 24 Ore
Debutta lo spesometro. Da oggi - il termine cadeva di domenica, ed è quindi slittato a martedì - scatta l'obbligo di inviare la comunicazione, cosiddetto "spesometro", con i dati relativi al 2013, da parte dei contribuenti che effettuano la liquidazione Iva trimestrale. Cosa va indicato. Nella comunicazione si devono indicare i dati del 2013, relativi alle operazioni per le quali sussiste l'obbligo di emissione della fattura, comunicando per ciascun cliente e fornitore, tutte le operazioni effettuate, a prescindere dall'importo.
Il Sole 24 Ore
Tra i singoli titoli a Piazza Affari Banco Popolare gira in positivo nel finale (consolida ilsuccesso dell'aumento di capitale sottoscritto oltre il 99%). Bene anche Banca Mps (nel week end il cda ha approvato l'aumento di capitale da 5 miliardi). Male Banca Pop Mi. Mentre Intesa Sanpaolo e Unicredit tornano in positivo. Hanno siglato un protocollo d'intesa sui crediti in ristrutturazione con A&M e Kkr. In luce Mediaset, sul ritorno di fiamma del dossier sulle torri Rai, Telecom Italia e Fiat , mentre segna il passo Eni dopo il taglio della raccomandazione di Ubs a "neutral". Yoox guadagna oltre il 3%, premiata dal continuo fermento nel settore del lusso, in particolare per quanto riguarda le opportunità di operazioni di m&a. Giornata di dividendi a Piazza Affari. Staccano la cedola: Cnh Industrial, Prysmian, Reply, Telecom Italia. Ieri Wall Street ha chiuso in rialzo la quarta seduta consecutiva
Il Sole 24 Ore
Non è impossibile, se si dispone di somme importanti. Anche in un Paese ormai non particolarmente "amico" degli investimenti (la tassazione delle rendite finanziarie è balzata dal 12,5% al 26% in due anni e mezzo, titoli di Stato a parte), vivere di rendita facendo fruttare i propri risparmi non è un sogno. Soppesando accuratamente le componenti del proprio portafoglio in base all'età, al profilo di rischio e alle personali necessità reddituali. Ci sono però alcune importanti avvertenze che valgono per tutti, come ricorda Raffaele Zenti, fondatore di Advise Only e responsabile dell'ufficio financial strategies group. In primo luogo diversificare i propri investimenti, frazionando i rischi anche su base internazionale e valutaria, poiché anche gli Stati possono fallire.
Il Sole 24 Ore
Il primo portafoglio per "vivere di rendita" immaginato dall'ufficio studi di Consultique è quello di un ingegnere 45enne con un patrimonio di 1,5 milioni dei euro, arrivato in gran parte dalla vendita di un appartamento di 150 metri quadrati in città. Si tratta di un'asset allocation prudente, che destina all'azionario solo il 5% della "torta" complessiva, puntando ad azioni con alti dividendi. Quanto all'obbligazionario, il portafoglio prevede un 20% di titoli governativi area euro, un 15% di bond corporate, un altro 15% di titoli governativi non euro e il 15% di obbligazioni agganciate all'inflazione. Più altre piccole "fette" di bond high yield (con alti rendimenti ma rischi altrettanto elevati) e dei Paesi emergenti. I rendimenti? Secondo Consultique sono pari all'inflazione più il 2%: ipotizzando un'inflazione media all'1%, si andrebbe dunque al 3%, ossia 3750 euro lordi al mese.
INCHIESTE
Le News di Of
Immagina di essere nel 2040. E di entrare in un negozio del futuro. Prendi un carrello, o quello che ci sarà tra circa trent’anni, lo riempi di tutto quello che ti serve, e cerchi la cassa per pagare i tuoi acquisti. Ti giri a destra e a sinistra, ma la cassa non la trovi. Perché? Semplice, dice il New York Times in una lunga inchiesta su come sarà la nostra vita nel 2040, perché la merce l’hai già pagata. Magari perché stai indossando un anello, un orologio o un qualche altro ritrovato super tecnologico che è in grado di trasmettere tutte le informazioni riguardanti proprio te, il compratore. Fungendo quindi da intermediario per disporre l’acquisto senza nemmeno accorgersene. Oppure, perché nel negozio è installato uno speciale software, che riconosce l’acquirente non appena questi mette piede nel punto vendita. Ne individua il volto, grazie a scanner di riconoscimento facciale e identificatori della forma del corpo, o anche per il passo e l’andatura. E scopre che a quella particolare persona corrisponde anche un profilo virtuale. Cioè un’identità elettronica, associata a un portafoglio altrettanto digitale (o e-wallet, all’inglese) da cui prelevare i soldi per saldare il conto
Il Sole 24 Ore
In seguito alla crescente pressione sugli evasori fiscali tedeschi, il contrabbando di valuta dalla Svizzera verso la Germania segna un picco. «In certe occasioni troviamo capitali in un'automobile su tre che traversano il confine», dice Hagen Kohlmann, dell'Ufficio doganale principale di Ulm - il più vicino al lago di Costanza - in un'intervista alla Wirtschaftswoche. I sequestri di denaro riguardano sempre più somme a sei cifre, dice il responsabile del settore doganale nella regione di confine tra Svizzera, Germania e Austria. Il limite massimo di denaro che può essere importato nell'Unione europea senza dichiarazione ammonta a 10mila euro. Già nel 2013 le dogane tedesche hanno sequestrato la somma record di 573 milioni di euro, contro 9,3 milioni l'anno precedente
la Repubblica (su Dagospia)
Solo la legge del contrappasso poteva mandarli ai giardinetti: e invece hanno scalato anche quella. In sordina, mentre tutti li davano per morti. Adesso sono di nuovo in campo. Come se la vita, alla fine, fosse una plusvalenza. Danilo Coppola, Er Cash, due tentati suicidi, un crac da 300 milioni per il quale è stato infine assolto, è uno dei player meno "esibiti" (dal «mondo istituzionale», come lo chiama lui) della partita Expo 2015. Vola tra Roma e Milano con il jet personale; per il megaprogetto Porta Vittoria è riuscito a farsi dare 180 milioni dalle banche, e, se è vero che l'operazione gliene porterà in tasca 500, vuol dire che sotto l'audace (e resistente)carré alla francese il cervello è ancora fino. Stefano Ricucci adesso è Mister Ricucci: ha spostato i suoi affari a Londra («altra mentalità, si lavora meglio»), ramo real estate nel senso che, quando il tombeur de femme riposa, compra e vende case da nababbi, senza più abitarle. Ricordate Luigi Zunino da Nizza Monferrato? Ora si muove in tandem con il miliardario californiano Tom Barrack (già re della Costa Smeralda), per niente intenzionato a mollare la presa sul suo ambizioso progetto firmato Norman Foster: Milano Santa Giulia
Il Sole 24 Ore
Il settore farmaceutico è in fermento. A darne la prova ci sono anche più di due indizi. Tanto per cominciare questa mattina il gigante svizzero Novartis ha annunciato l'acquisto della divisione oncologica di GlaxoSmithKline: valore dell'operazione 16 miliardi di dollari. Il gruppo svizzero, a sua volta, cederà a Gsk la sua divisione vaccini per 7,05 miliardi di dollari. L'accordo tra i due big della farmaceutica prevede anche la creazione di una joint venture nel settore della sanità pubblica che avrà un giro d'affari da 10,9 miliardi di dollari. Gsk deterrà il 63,5% della società.
Corriere della Sera
Il nome Allergan ai più, potrebbe non dire assolutamente niente. Ma se ad Allergan associamo la parola “botox” diventa tutta un’altra storia. Ha fatto molte pentite, prima tra tutte Nicole Kidman: «Appartengo a una generazione che ha sperimentato questo tipo di trattamenti sul viso e purtroppo penso di esserne il capro espiatorio — ha detto l’ex moglie di Tom Cruise —. La mia faccia reagiva male al botox, non mi piacevo. Così ho rinunciato, non lo uso più. E sono felice di essermene liberata: posso muovere di nuovo la fronte». Pentite o no, il botox ha causato un mega-deal nel settore farmaceutico: la canadese Valeant Pharmaceuticals International ha annunciato infatti l’acquisizione di Allergan per circa 47 miliardi di dollari
COMMENTI
Il Sole 24 Ore — Adriana Cerretelli
«I prodotti tedeschi non si vendono, si comprano. Per questo sono largamente anelastici ai tassi di cambio» ricordava tempo fa un grande imprenditore europeo. Quindi un euro che batte il dollaro in un rapporto di quasi 1,40 non impressiona nessuno a Berlino. Dove anzi ci si rallegra perché si ha la piena consapevolezza che, se non avesse la zavorra del Sud - in questo caso provvidenziale - da perfetta fotocopia del vecchio marco, l'euro schizzerebbe ancora più in alto, verso livelli che alla lunga potrebbero diventare insostenibili perfino per la competitiva economia tedesca. Con lo spettro della rottura della moneta unica momentaneamente esorcizzato, con la lunga crisi dell'Eurozona non ancora risolta ma in fase dormiente, con il progressivo risanamento dei conti e le riforme strutturali che cominciano a dare frutti positivi nelle economie mediterranee, ora però lo scenario potrebbe cambiare. Non ci fosse il nuovo spettro della deflazione, la sindrome giapponese a tormentare l'Europa dalla crescita anemica e dalla ripresa lenta sia pure con fondamentali, come deficit e debito pubblico, decisamente migliori di quelli americani, l'attesa di un euro ancora più forte rispetto al dollaro sarebbe nella logica delle cose
Il Sole 24 Ore — Alessandro Plateroti
Dopo 6 anni di recessione, 5 di crisi finanziaria, un'elezione politica inconcludente e ben 4 governi in 4 anni (e i più superstiziosi mettono nel conto anche la coabitazione di due Papi), non è un caso che siano proprio gli italiani i più stupiti della fiducia di cui gode oggi l'Italia. Tre anni fa si scommetteva sul fallimento del Paese, oggi si corre invece a comprare Italia. La Borsa di Milano guida l'Europa, i tassi dei BTp sono ai minimi storici - ieri il decennale del Tesoro ha toccato il 3,09% - e persino lo spread sui Bund tedeschi (ora a quota 155 punti) ha smesso di fare paura. E a conti fatti, chi ha comprato i BTp sul Mot di Borsa Italia nel novembre nero del 2011, quando i tassi erano al 7,083%, ha oggi raddoppiato l'investimento: in asta, in Borsa o sul mercato secondario, BoT e BTp sono tornati ad attrarre capitali senza dover offrire premi significativi a chi li compra
INTERNAZIONALE
The New York Times
Thomas Sargent’s 2007 speech to Berkeley graduates is making the rounds on the Internet. Business Insider called it the “greatest graduation speech ever.” Ezra Klein over at Vox says it “teaches everything you need to know about economics in 297 words.” Spoiler alert: It doesn’t. But it does tell you most of what you need to know about why economists have led us astray since 2008. Mr. Sargent (who won the Nobel Prize for Economics in 2011 and who, to his credit, did not market his brief speech as a comprehensive guide to economics) offered University of California-Berkeley graduates 12 lessons focused on two concepts: Government action is costly, often costlier than it appears at first glance; and policy interventions can have unforeseen and unintended consequences. Mr. Sargent isn’t wrong. In fact, most of what he said in 2007 is right. Incentives do matter. Debts do have to be repaid. Unintended consequences do arise. The problem is what he omitted. His speech did not explain that huge gaps in demand can emerge in recessions and make usually correct economic prescriptions all wrong
The New York Times
Finally, governments in Canada and Western Europe take more aggressive steps to raise the take-home pay of low- and middle-income households by redistributing income. Janet Gornick, the director of LIS, noted that inequality in so-called market incomes — which does not count taxes or government benefits — “is high but not off the charts in the United States.” Yet the American rich pay lower taxes than the rich in many other places, and the United States does not redistribute as much income to the poor as other countries do. As a result, inequality in disposable income is sharply higher in the United States than elsewhere. Whatever the causes, the stagnation of income has left many Americans dissatisfied with the state of the country. Only about 30 percent of people believe the country is headed in the right direction, polls show.
TECNOLOGIA
Il Sole 24 Ore
Il New York Times preme sull'acceleratore e dedica un intero sito al data journalism. "The Upshot" è solo la continuazione di ciò che per anni ha fatto Nate Silver, giornalista che ora ha deciso di imbarcarsi per un'avventura lontano dal New York Times Building. I perché della scelta. David Leonhardt, redattore del NYT, spiega sulla pagina Facebook quali sono i motivi che hanno stimolato la nascita di questo progetto: "crediamo che molta gente non capisca le notizie quanto vorrebbe" e, ancora, "i dati forniti dall'era digitale creano nuove opportunità per i giornalisti di aprire un nuovo ciclo di informazione". Il data journalism non solo informa meglio ma mette ognuno in condizione di avere una propria opinione dei fatti, questo grazie ai nuovi approcci narrativi che i dati producono.
la Repubblica
Dal sito Nowhereelse, nuovi concept del prossimo smartphone di Apple, stavolta modellati sui progetti arrivati in Rete qualche tempo fa. L'ipotesi è quella di un dispositivo leggero, forse "Air" come l'ultimo iPad. Sarà davvero così? Intanto ecco alcuni tra i più bei rendering visti negli ultimi tempi. Sul web anche presunte immagini di iOS 8, che dovrebbe essere svelato a giugno. Ammesso che siano vere, c'è una sorpresa: la presenza di un'app "Watch Utility", per gestire presumibilmente un orologio. Che si tratti del fantomatico iWatch?
Corriere della Sera
Il marchio Nokia potrebbe essere giunto al capolinea. Dopo l’acquisizione di Nokia Devices and Services da parte di Microsoft la denominazione societaria Nokia Oyj (Julkinen osakeyhtiö, Spa) sarà sostituita da Microsoft Mobile Oy, trasformando il comparto mobile dei finlandesi in una sussidiaria dell’impresa di Bill Gates. Si cambia dal 25 aprile. La formalizzazione dell’accordo da 5,44 miliardi di euro dovrebbe arrivare il 25 aprile ma il cambio di nome è stato già rivelato da un documento dei finlandesi rivolto ai propri fornitori
Il Sole 24 Ore
La messaggistica istantanea su piattaforma mobile è il vero cruccio dei padroni del web. Il core business su cui puntare senza esitazioni. Chiedere a Mark Zuckerberg, che per accaparrarsi WhatsApp ha staccato un assegno da 19 miliardi di dollari, e non contento sta facendo di tutto per trasformare la chat di Facebook in una App con chissà quali intenzioni. Cosa fanno, dunque, le altre big del Web per contrastare l'ascesa indisturbata del social network di Palo Alto? Mentre Microsoft annuncia che i telefonini Nokia d'ora in poi porteranno il suo marchio, la mossa più a sorpresa la cala Google che con un aggiornamento di Hangouts mira a prendersi gli Sms dei dispositivi basati su Android.
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